MIMESIS - 3rd Stone from the sun 


Studio la Città ospita la mostra di Vincenzo Castella, fotografo milanese noto per i suoi paesaggi urbani, che rivolge in questa occasione il suo sguardo alla Natura, proseguendo il lavoro avviato nel 2018 con una serie di fotografie già presentate nella galleria veronese nell'ambito dell’esposizione Trame senza fissa dimora.

Le nove opere assumono dimensioni più ridotte e Castella sperimenta una stampa fotografica su carta giapponese di gelso che è in grado di conferire alle immagini due caratteristiche specifiche di assoluta importanza: una luce particolare e la trasparenza. Quest’ultima rappresenta un elemento irrinunciabile del nuovo corpus di opere proposte per la mostra, al punto tale che nell’allestimento le fotografie saranno incorniciate tra due vetri in modo che, appese a parete, il muro sarà un doppio fondo, nell’intento preciso di svelare la trasparenza in un secondo momento.

Oggetto delle immagini è la Natura, il mondo vegetale in cattività. Nella sua ricerca l’artista non è mai stato descrittivo e tantomeno sedotto da catalogazioni specifiche, ma ha sempre optato per un’osservazione attenta al fine di comprendere la complessità delle visioni e delle rappresentazioni. In questa mostra il suo sguardo prova ad avvicinarsi quanto più possibile alle cose, fino quasi ad entrarci dentro per tentare di capirle, conoscerne il segreto, coglierne forse il senso, in una visione più ampia e profonda.

 

 


Testo di Salvatore Lacagnina, curatore della mostra

 

“Inventari botanici, frammenti di natura, che valore ha la rappresentazione nella storia dell’arte? Funziona ancora?”

Nonostante un mai celato atteggiamento etnografico, l’artista non si muove però tra le piante per catalogarle o individuarle. È piuttosto uno sguardo dentro la natura, dentro l’artificio, dentro quel rapporto natura-cultura di cui sente sia la bipolarità sia la continuità.

Il titolo della mostra pone l’ossimoro permanente di questa ricerca, in fuga costante, però, dal dibattito sul realismo, dalla fotografia documentaria, dalla critica ecologica che troppo spesso riduce l’immagine a un supporto trasparente adatto alla comunicazione o a un semplice strumento retorico.
Castella crede nella chiarezza della forma artistica, ma fa ricorso costante all’ambiguità tipica del linguaggio poetico, che gli consente di raddoppiare il modello di complessità della natura.

Il titolo traccia perfettamente i confini e l’umore di questa mostra. Da un lato il richiamo al realismo. Mimesis è infatti il titolo della lunga, ambiziosa esplorazione del realismo nella letteratura occidentale (come si chiamava all’epoca) da Omero a Virginia Wolf, che, il grande filologo ebreo-tedesco Eric Auerbach aveva affrontato nell’esilio di Istanbul, in fuga dalla Germania nazista. 3rd Stone From The Sun, è invece la citazione di un brano psichedelico del primissimo Jimi Hendrix, viaggiatore intergalattico, che, negli anni Sessanta del Novecento, scopre la terra dallo spazio, terzo sasso dal sole: “Strange beautiful grass of green, With your majestic silver seas / Your mysterious mountains I wish to see closer / May I land my kinky machine?”.

 

 

La mostra sembra avere inizio proprio dalla richiesta dell’esploratore spaziale alla base: Vorrei vedere più da vicino. Posso atterrare?
Dalla massima distanza allo sguardo in medias res. Come ricorda l’artista, “nel 1960 si creò un’immagine che conteneva tutte le altre immagini (come diceva il grande Luigi Ghirri) la Terra vista dalla Luna, così come l’illusione di un controllo totale. Questi fenomeni stanno maturando dei contenuti che non devono passare attraverso lo sguardo ma creano delle visioni”.
Altra protagonista della mostra è la fotografia stessa. Attraverso forme di aberrazione sferica intorno al punto di messa a fuoco, si attua un ulteriore passaggio della ricerca sulla luce di Castella. In questo caso si tratta dell’alone, “un fenomeno ottico che appare vicino o attorno al Sole o alla Luna e a volte attorno ad altre forti sorgenti luminose”. Ne parlava già Aristotele e in Cina, già nel Seicento avevano catalogato oltre 26 aloni solari. Halo 22° è la denominazione tecnica dell’alone circolare visibile in queste fotografie e che in fondo avrebbe potuto dare il titolo alla mostra.
La ragnatela di connessioni, di ambiguità, di spostamenti, di soluzioni tecniche, apre alla presenza dell’osservatore che ha il compito politico di attivare il dialogo con le immagini, di avviare la costruzione di senso senza la quale resta impossibile ogni forma di anti-lirismo concettuale, o, con le parole dell’artista, “la costruzione dell’immagine quasi senza lo sguardo”.
Si può utilizzare la macchina fotografica come uno strumento musicale? È solo una questione di ritmo? È un problema di anticipi? I wish to see closer. May I land my kinky machine?

 

 


VINCENZO CASTELLA
MIMESIS - 3rd Stone from the sun 
A cura di Salvatore Lacagnina
Studio la Città, Verona
Fino al 20 maggio 2021